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Mercato immobiliare: Il sondaggio Banca d’Italia

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Il consueto sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia condotto congiuntamente da Banca d’Italia, Tecnoborsa e Agenzia delle Entrate è riferito al terzo trimestre del 2020 tra novembre e dicembre. L’indagine di mercato è stata condotta presso 1.490 agenti immobiliari, i quali segnalano diversi dati interessanti sull’impatto della pandemia rispetto al mercato immobiliare nazionale.

Cambia la tipologia di immobili richiesti

L’epidemia ha inciso sulle caratteristiche delle case acquistate. Il primo dato che salta all’occhio è, infatti, il repentino cambiamento nella tipologia di alloggi oggetto di compravendita fra l’aprile e il settembre del 2020, dopo lo scoppio dell’epidemia di Covid-19, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In linea con i risultati della precedente indagine, le agenzie indicano un aumento della dimensione media delle abitazioni acquistate, nonché delle quote di transazioni che riguardano unità abitative indipendenti e, in misura più marcata, alloggi con disponibilità di spazi esterni, per effetto plausibilmente delle mutate preferenze delle famiglie durante la chiusura forzata in casa.

Rimane ampio il divario fra prezzi offerti e domandati

È sensibilmente salita la percentuale di agenzie che segnalano difficoltà nel reperimento del mutuo da parte degli acquirenti (27,6 per cento, da 26,2). La causa prevalente di cessazione dell’incarico resta il divario fra prezzi richiesti e prezzi domandati, perché le proposte di acquisto sono ritenute troppo basse dai venditori (58,3 per cento degli agenti) oppure perché i compratori giudicano troppo elevati i prezzi offerti (51,3 per cento).

Al contempo, secondo quasi il 40 per cento degli agenti il prezzo medio totale delle case scambiate da aprile in poi sarebbe più basso rispetto a un anno prima, contro l’8,1 per cento che ritiene sia stato più alto.

Nel confronto con i mesi precedenti l’epidemia, sarebbe inoltre aumentata la quota di coloro che hanno urgenza di entrare in possesso dell’alloggio, soprattutto al Nord.

Le richieste di affitto sono in risalita, ma i canoni scendono

La percentuale di operatori che ha dichiarato di aver locato almeno un
immobile nel terzo trimestre ha recuperato i livelli precedenti la diffusione dell’epidemia di Covid-19, portandosi all’80,2 per cento (da 68,6 nel secondo; tavola).

Al contempo emergono indicazioni di una diminuzione degli affitti medi: nelle aree urbane la quota di operatori che segnala una riduzione dei canoni di locazione è aumentata di oltre 10 punti percentuali (a 46,0); fuori dalle grandi città, invece, i giudizi sui canoni sono rimasti sostanzialmente stabili.

La stessa dinamica si riscontra anche riguardo alle attese sull’evoluzione dei canoni di affitto nel quarto trimestre: il saldo fra prospettive di aumento e di diminuzione è sceso dappertutto, in modo più marcato nei centri urbani (a -43,9 punti percentuali, da -25,9). Il margine medio di sconto rispetto alle richieste iniziali del locatore è ancora salito, seppur marginalmente, portandosi al 4,2 per cento.

Il saldo tra la quota di agenzie che hanno riportato incarichi a locare in crescita nel terzo trimestre e quelle che ne hanno segnalato una diminuzione è risalito (-13,3 punti percentuali, da -25,0; tavola).

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